Sangiovese: un vitigno utilizzato per produrre molti vini di qualità

Il Sangiovese ha origini antichissime sicuramente già dall’era etrusca nella quale si parla di un vino “Sanguis Jovis” tipico degli appennini toscani, umbri, romagnoli e marchigiani (peraltro zone d’ elezione attuali del Sangiovese). Difficile ipotizzare zona d’origine iniziale forse tra Toscana e Romagna. Ma esistono ipotesi di lontane origine greche che danno i natali al sangiovese in Italia tra un incrocio del Ciliegiolo con il Calabrese Montenuovo campano oppure il Palummina Mirabella. Prime descrizioni del cd. Sangioveto arrivano intorno la fine del ‘500. Alla fine del ‘600 in una tela di Bartolomeo Bacci, esposta nella nella galleria palatina di Firenze, è raffigurato un tipo di uva denominata Sangioveto.

Nei secoli successivi viene nominato costantemente associato a svariate denominazioni quali, soprattutto, Prunello a Montalcino e Prugnolo a Montepulciano. Nel 1876 la Commissione Ampelografica di Siena stigmatizza la associazione tra Sangioveto del Chianti, Prugnolo di Montepulciano, Brunello a Montalcino e Sangiovese Piccolo. Da li in avanti si rilevano fino a 50 tipologie di Sangiovese ma è l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano che in tempi più recenti pone ordine e razionalizza la suddivisione del Sangiovese in Sangiovese Piccolo e Sangiovese Grosso indotta dalla minore o maggiore dimensione dell’acino.

Al Sangiovese Piccolo appartengono il Sangiovese Piccolo di Montalcino ed il Morellino di Scansano (non il Morellino di Pitigliano che non è un Sangiovese) mentre al Sangiovese Grosso appartengono il Brunello di Montalcino, il Prugnolo Gentile di Montepulciano, il Sangiovese di Lamole, il Sangiovese Montanino, il Sangiovese Romagnolo, il Sangiovese Marchigiano ed il Nielluccio della Corsica. Questa grande suddivisione semplifica ma non esclude che in ognuna di queste denominazioni esistano delle differenze e peculiarità tipiche e genetiche anche indotte dai diversi territori/climi e tradizioni di coltivazione.