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Si narra che un giorno Re Carlo Alberto di Savoia si lamentò, scherzosamente, con la Marchesa di Barolo per non aver mai assaggiato questo famoso Barolo cui si vociferava positivamente. La Marchesa, quindi, regalò al Re 325 Carrà (botti da 600 litri), una per ogni giorno dell’anno meno il periodo di Quaresima che sfilarono, su altrettanti carri, in Torino per raggiungere Palazzo Reale. Il Re fu così entusiasta del vino che ne divenne produttore acquisendo la tenuta di Verduno.

Lo stesso fece il suo successore, Vittorio Emanuele II, che ne fu appassionato tanto da acquisire la tenuta di Fontanafredda a Serralunga d’Alba che poi donò alla sua famosa amante Bella Rosin che divenne poi sua moglie con matrimonio morganatico (oggi di proprietà di Oscar Farinetti patron del colosso Eataly).

Si può inoltre dire che il Barolo sempre presente sul tavolo di Cavour (in particolare a quello, ancora conservato, al Ristorante del Cambio di Torino) sia stato testimone di tutte le conversazioni e piani politici discussi a tavola particolarmente per il progetto di Unificazione d’Italia.

 

 

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