L’attività di spumantizzazione in Italia è oggi molto vasta e non solo basata sui vitigni internazionali ma anche su pregevoli realizzazioni con vitigni nativi. Comunque se dobbiamo pensare all’area italiana che ha dato maggiore impulso alla spumantizzazione in tutto il territorio non possiamo pensare che al Piemonte. Probabilmente per la connessione geografica e politica del Regno Sabaudo con la Francia qui sono inziate nell’800 le prime vere, moderne pratiche di spumantizzazione di qualità aventi a riferimento le tecniche di produttive dello Champagne. Era una pratica diffusa in tutta la regione con ogni tipo di vitigno aventi al centro le Famiglie Nobili implicate nella produzione vitivinicola. Ci sono migliaia di testimonianze ma certamente, come riporta l’Enologo e Storico Tablino, tutti i tentativi di fare spumanti in Piemonte trovano due sostegni fondamentali:

Il sostegno di Re Carlo Alberto di Savoia che, nel centro di sviluppo di tecniche agricole dell’Agenzia di Pollenzo, spinge per la realizzazione di spumanti di qualità con l’Enologo di fiducia Staglieno con l’aiuto di esperti francesi;
Il grande apporto di Carlo Gancia che, addirittura avendo lavorato presso la grande Maison francese di Champagne Piper Heidsiek, fu il primo a sviluppare a Canelli il metodo di produzione tipo champagne (oggi chiamato in Italia Metodo Classico) che applicò al Moscato (che utilizzava anche per il Vermut) … Iniziando forse per primo la spumantizzazione di qualità di vitigni autoctoni.

Che la spumantizzazione fosse comunque diffusa in Piemonte già dalla fine del 700 è data anche da una affermazione attribuita al Presidente Americano Thomas Jefferson, che in visita a Torino nel 1787 all’Agleterre, dopo aver bevuto del Nebbiolo disse “questo vino è vivace come lo champagne”.



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